di Antonio Zuliani e Francesco Davalli *

La necessità di riaprire progressivamente i luoghi di accesso al pubblico mette in luce un tema fondamentale: i gruppi di persone non sono tutti uguali. Si pensi alla necessaria distinzione da tenere in considerazione, per esempio nel mondo del calcio, tra i gruppi di tifo organizzato e i tifosi non organizzati: due soggetti che durante l’evento partita assumono comportamenti completamenti diversi e rispondono a logiche altrettanto distanti tra loro. Entrambe le figure però devono necessariamente essere raggiunte dalla comunicazione indispensabile a garantire, insieme evidentemente ad altri fattori, la sicurezza durante l’evento sportivo. Il fatto che i comportamenti umani siano oramai preventivabili (Zuliani, 2017) evidenzia l’importanza di predisporre forme organizzative e comunicative pensate per ogni specifica situazione. Pensare che sia sufficiente una comunicazione chiara e razionale, senza tener conto della forza degli opinion leader e delle attese e dei bisogni dello stesso gruppo di appartenenza, è un equivoco ricorrente. Questo vale per stadi, discoteche e ogni altro luogo di aggregazione: ritenere che si possa predisporre un’unica forma organizzativa e comunicativa è un errore fatale.

“Bene la decisione di riaprire gli stadi, ma bisogna evitare l’effetto discoteca, ossia la riapertura di luoghi con alta densità che poi vengono chiusi subito dopo”. Così Ferruccio Taroni, presidente dell’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza che raccoglie gli oltre trentamila steward e Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutta Italia, in merito alle più recenti decisioni del governo sulla riapertura degli stadi e dopo la prima giornata di serie A. 

“Per permettere il ritorno allo stadio di tutti i tifosi, gruppi organizzati e non, serve un percorso di inclusione, partecipativo, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione efficace per tutte le parti in causa. E serve una linea comune su tutte le misure di sicurezza da prendere per la riapertura degli stadi”. Questo quanto emerso dall’ultimo incontro online organizzato dall’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza, che raccoglie gli oltre trentamila steward e Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutta Italia. Nel corso dell’evento si è fatto il punto sul Libretto dello steward, l’ultima iniziativa lanciata dall’Andes per l’organizzazione del lavoro in vista dei prossimi campionati, e sono state presentate alcune criticità riguardo l’applicazione dei protocolli di sicurezza per la riapertura degli stadi.

“Un nuovo format che permetterà di organizzare la sicurezza di un evento sportivo in maniera più veloce ed efficace”. Così Ferruccio Taroni, presidente dell’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza, che raccoglie gli oltre trentamila steward e Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutta Italia, lancia il “Libretto dello steward”: il nuovo format online punta ad accorciare le distanze tra i Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutti i club di calcio professionistico in Italia e gli stessi steward. L’Andes ha presentato il Libretto il 10 agosto scorso durante il primo dei tre incontri congressuali, quest’anno organizzati online per via dei problemi legati al coronavirus.

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