“Quando gli stadi saranno riaperti al pubblico ci sarà un ulteriore problema: gli steward a disposizione saranno pochi e anche non sufficientemente formati. Per questo bisogna intervenire al più presto già oggi”. Questo l’appello lanciato da Ferruccio Taroni, presidente nazionale dell’A.N.DE.S, l’associazione nazionale delegati alla sicurezza, che in tutta Italia mette insieme oltre trentamila tra Delegati alla Gestione Evento (Dge) e steward. Per affrontare queste tematiche l’Andes ha aperto in questi giorni una nuova interlocuzione con le istituzioni del mondo del calcio, tra cui anche l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. 

In questa fase storica stiamo vivendo un tempo sospeso. Un tempo che necessariamente deve andare avanti non solo con sistemi vecchi, ma anche con sistemi nuovi, a volte mai sperimentati. Come ad esempio il “ nuovo” calcio, ossia quello delle porte chiuse, della mancanza di socialità, delle partite solo in tv, senza cori e bandiere, senza freddo e senza urla. Ma il calcio, si sa, è formato, oltre che dai ventidue giocatori in campo, anche dalle moltitudini sugli spalti. Ma che ne è oggi di quei tifosi? Qualcuno ha pensato e sta pensando a loro? Quando si tornerà alla normalità, saranno ancora sugli spalti? Il dubbio è se si stia pensando a qualche soluzione, o se tutto è semplicemente rimasto “sospeso”.

“Non possiamo più continuare soltanto a gestire l’emergenza: dobbiamo anche costruire un percorso che ci permetta di metabolizzare il nuovo scenario creato dal Covid. Cambierà il ruolo dello steward ma bisogna riflettere anche su come torneranno i tifosi allo stadio”. Sono alcuni dei temi emersi dall’incontro online organizzato giovedì dall’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza che in Italia riunisce oltre trentamila tra steward e Dge (Delegato alla Gestione dell’Evento), dal titolo “Nella ripresa le norme dimenticate”.  

LA CULTURA DELLA SICUREZZA A CASA NOSTRA di Domenico Santoro

(tratto dalla rivista “PdE. Rivista di psicologia applicata all’emergenza, alla sicurezza e all’ambiente”. Direttore responsabile: Mauro Zamberlan - Direttore scientifico: Antonio Zuliani).

Nell’ultimo decennio, sempre più frequentemente la gestione della sicurezza è stata legata al concetto di cultura della sicurezza. Cultura della sicurezza come obiettivo, cultura della sicurezza come indicatore, come fattore descrittivo di un contesto organizzativo in relazione a un andamento infortunistico, a un comportamento prerogativa di un dato gruppo. Questa tendenza è in qualche modo rappresentativa della naturale evoluzione storica del safety management che sempre più ricerca le proprie prospettive di lavoro e miglioramento nell'interiorizzazione del concetto di sicurezza come valore condiviso da parte di tutti coloro che costituiscono un’organizzazione e i diversi team sono tra loro interdipendenti [1].

Così oggi è relativamente semplice trovare numerose definizioni di cultura della sicurezza e, allo stesso tempo, relativamente complesso trovare modelli e metodi di lavoro che il safety manager possa adattare in modo efficace al proprio contesto operativo [2], [4].

“Con le nuove misure intraprese dal governo l’impiego di steward si è ridotto del 90 per cento, visto che servirà solo il 10 per cento del personale. Di contrasto aumenta il lavoro dei Dge (Delegato alla Gestione Evento, ndr) che con meno forze lavoro deve garantire maggiori protocolli e controlli. Con i mille spettatori l’impiego arrivava a malapena al 30 per cento degli steward. In più, in questo periodo di pandemia, notiamo fortemente il rischio che la formazione di queste figure professionali possa essere portata avanti in maniera poco efficace, magari approfittando proprio della pandemia”. Così Ferruccio Taroni, presidente dell’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza, fa il punto sui numeri che riguardano il livello occupazionale dello stewarding in Italia, dopo la reintroduzione delle porte chiuse negli stadi.

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