Tifo organizzato, Andes: “Serve percorso partecipativo per permettere il rientro allo stadio di tutti i tifosi”

“Per permettere il ritorno allo stadio di tutti i tifosi, gruppi organizzati e non, serve un percorso di inclusione, partecipativo, con l’obiettivo di arrivare a una soluzione efficace per tutte le parti in causa. E serve una linea comune su tutte le misure di sicurezza da prendere per la riapertura degli stadi”. Questo quanto emerso dall’ultimo incontro online organizzato dall’A.N.DE.S, l’Associazione Nazionale Delegati alla Sicurezza, che raccoglie gli oltre trentamila steward e Delegati alla Gestione Evento (Dge) di tutta Italia. Nel corso dell’evento si è fatto il punto sul Libretto dello steward, l’ultima iniziativa lanciata dall’Andes per l’organizzazione del lavoro in vista dei prossimi campionati, e sono state presentate alcune criticità riguardo l’applicazione dei protocolli di sicurezza per la riapertura degli stadi.

Le criticità – All’evento hanno preso parte il presidente Andes Ferruccio Taroni, Matteo Salvetti in qualità di consulente della Sicurezza della Fondazione Arena di Verona, Simone Marchini della Dallmeier Spa e Augusto Bernardis, esperto di privacy. Tra le difficoltà emerse in vista dei prossimi campionati, quelle relative ai gruppi organizzati, in particolare per le norme che riguardano l’uso delle mascherine, il distanziamento interpersonale e l’utilizzo di striscioni, per esempio, che dovrebbero essere ovviamente tutti sanificati. Per quanto riguarda la distanza di sicurezza, in alcune regioni italiane deve essere considerata tra spalla e spalla dei tifosi, in altre regioni da bocca a bocca. “Questo – spiega Andes – crea difficoltà notevoli nell’organizzazione del servizio steward. E anche l’ingresso dei tifosi tramite tornello è un problema, perché proprio il tornello, necessariamente toccato da tutti i tifosi che entrano, diventa un enorme punto di potenziale contagio che a quel punto ogni volta deve essere sanificato. Con la necessità di impiegare più tempo, più energie e più soldi per questo percorso. Sarebbe invece da considerare l’ingresso al cancello, fatte salve ovviamente tutte le procedure di identificazione e di sicurezza. Da questo punto di vista avere una linea comune, e non diversa regione per regione, renderebbe tutto più efficace”. “Per questo, come Andes, rilanciamo la necessità di un percorso di collaborazione tra tutte le parti in causa, dalle istituzioni ai gruppi organizzati di tifosi, in modo di arrivare a un regolamento il più possibile inclusivo e non esclusivo di qualche elemento”.

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